venerdì 5 luglio 2013

Internet per tutti? Ma anche no...



Come si può pensare che un sistema di comunicazione creato dall'esercito americano per consentire lo scambio di informazioni tra le varie basi possa essere (o diventare) sicuro per tutti?
Se mai scoppierà una terza guerra mondiale, state sicuri che partirà e si giocherà principalmente in rete.
E nella rete gli attori si dividono sostanzialmente in due categorie:

1) I pescatori esperti che sanno come funziona
2) I pesci ignari, ma golosi delle esche che i pescatori propongono

Quello che vorrei spesso dire ai possessori di smartphone, a chi si avventura in rete per le prime volte, a chi pensa che internet sia "ganzo", figo, "wè non possiamo mica stare senza internet qua!!", in sostanza è questo:

Internet non è un "gioco", non lo è mai stato e, anche se fa finta di esserlo, non lo sarà mai veramente. Non buttatevi a navigare se non sapete nuotare.

lunedì 3 giugno 2013

Specchi di morte

Com'è caduca la vita dell'uomo...
come si affanna ad aggiungere qualche
breve istante alla sua miseria?
Una settimana fa ho assistito al dissotterramento di un mio bisnonno nato nel fatidico 1900 e che, per come mi è stato raccontato, ha vissuto la sua vita in funzione di altri, permettendo però a me che sto scrivendo, di esistere, di avere un soffio vitale dentro il corpo e non solo un ammasso di ossa e tessuti. Dopo 25 anni sotto terra di quello che eri rimangono solo le ossa più grandi e, nel caso del mio avo, anche i vestiti.
Dovremmo sempre tenerlo a mente che di noi non rimarrebbe niente in questo mondo se non fosse per l'elain vital che ci rende qualcosa di più: la possibilità di trasmettere conoscenza, condividerla, arricchirsi spiritualmente e pensare sempre che la morte è dietro l'angolo, come è naturale che sia... non è una tragedia, non è una catastrofe. La morte esiste da molto tempo prima che arrivasse l'uomo sulla terra e di questo dobbiamo farcene una ragione. Senza la morte non ci sarebbe la vita.

sabato 25 maggio 2013

Driving blind by the moonlight

Certe volte, spesso volte, se vogliamo anche "avvolte" - per quest'uso alle elementari ero stato più volte ripreso dalle maestre (ndr.).

Sì, insomma, quante volte capita nella vita di rimanere incantati? Cantando dentro di sé un motivetto fanciullesco e gozzovigliando con gli occhi quello che è lì da sempre; prima di me, misera spora uscita fuori dai tubi di scappamento dell'era Chernobyl, prima dei miei avi, piccole tessere di un puzzle oceanico, prima dell'eterno male, prima che vi fosse chi se l'è inventata questa storia del male.
Stanotte la consapevolezza: questo mondo è troppo bello per l'umanità.
Non appena Luna varca le nubi e illumina un giorno notturno sulla strada di casa la tentazione è di spegnere i fari e guidare con la Sua luce, pallida, dolce, materna. Paradiso e Inferno sempre qui, in mezzo a noi... Se solo alzassimo quell'occhio, non dico con riverenza (non vorrei risultare religioso), ma almeno con rispetto per il tutto...
E invece pensiamo a costruire, a scavare, a modificare... La crescita e lo sviluppo! Sono gli unici doveri dell'uomo?
Luna invece è più sempliciotta, forse è anche un po' stupida: ci perdona tutte le volte...

martedì 13 novembre 2012

Antinomia vecchio-nuovo




Gibellina vecchia, rasa al suolo dal terremoto del 1968, giace sotto un lenzuolo di morte.
A memoria di una terra che non lascia scampo, Alberto Burri pose questo "Cretto".
Gibellina nuova resta invece l'ennesima dimostrazione della distanza tra tecnica architettonica, fruibilità pratica e accessibilità materiale.

Il bordo della linea




Se continuo a fumare è per te che mi stai vicino, e ti piace come tengo la sigaretta e come lecco la cartina, abbassando lievemente il capo e mantenendo gli occhi su di te.
E' vero che molte volte sei fuggita, ti ho rincorso maledicendo tutti i tuoi antenati, mettendo a dura prova la mia pazienza; è vero che sei riuscita a scalfire la corazza di cemento-armato che mi porto addosso con grande fatica e mi fa dannare ogni mattina quando non riesco ad alzarmi dal letto; è vero che ami la verità e so che non potrò mai più dirti una menzogna. Ma neanche vorrò...
Ho imparato a gustare la verità sulla tua pelle, così morbida e vellutata che non sembra neanche tua. Tu, così irregolare e insolita, così strana e straniera senza una casa.

martedì 6 novembre 2012

La Sentinella




Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...


(tratto da 'Tutti i racconti (1950-1972), Fredrick Brown, 1992)

Sconvolgente destro in faccia al design



La logica di avere grossi occhiali
come mio nonno
che nella canicola d'Egitto
addestrava camaleonti
a catturar zanzare
per la sua salvezza
per vincere la noia,
la fame, la paura
del concentramento.



La logica di avere grossi occhiali
come un'inetto
che per stare nel tempo
non si inventa nulla
e ripesca nel passato
per sembrare diverso.
Ha paura di zanzare e camaleonti
perchè non abbastanza umani,
e non sa come concentrarsi.

Nel mezzo è successo qualcosa di aberrante... io lo chiamo progresso.