lunedì 18 ottobre 2010

In una stanza bianca

Ho deciso di cambiare, tu non puoi farci niente...
La mia camera dove ormai non vivo quasi mai, dove ogni istante passa uguale all'altro, adesso è totalmente bianca, anonima e senza voce. Un urlo disperato la pervade nella notte: sono io che ti cerco nel deserto dei miei pensieri.
Credo che cambierò il colore delle pareti, del soffitto, per cercare di dimenticare il mio passato di inutile dispensatore di cazzate.

C'è qualcuno che mi ricorda per qualcosa?


...


Per non aver tirato lo sciacquone...

venerdì 9 luglio 2010

Sporca dose di luce

Ripudio me stesso, vorrei uscire da questo corpo per prendermi a schiaffi e vedere se c'è ancora qualche reazione, qualche singulto di vitalità, qualche accenno di attività che non sia solo quella cardiocircolatoria.
Chiamalo caldo opprimente, ma non è...troppo facile dare la colpa a fattori esterni per non guardarsi dentro e scoprire che il problema è mio, è nostro, è sempre in agguato.
Qui fa alba ancora una volta...se sorgessero due soli sarei forse più contento perchè almeno ci sarebbe un pò di novità nel cielo.
Mi piacerebbe davvero entrare nel corpo di qualche animale...
Il corpo umano è una carcassa goffa e soggetta ad una miriade di malattie infettive e così dev'essere, per colpa della nostra inutile evoluzione cerebrale.
Perchè, in fondo a cosa c'è servito avere il cervello più grande? A vivere meglio? Non mi pare...
Estremizzare le differenze: questo è il suo scopo principale. Lo vedo come un grosso peso questo cervellone da 3 kg perchè nel suo lungo cammino di crescita ha creato solamente oggetti che hanno progressivamente distrutto l'ambiente circostante. Sarebbe stata sicuramente migliore un'evoluzione puramente fisica, come ad esempio gambe più veloci e scattanti, capacità di stare sott'acqua per molti minuti, grande agilità nello scalare gli alberi, prestanza fisica nel vincere i grandi predatori antagonisti.
Perchè evolvendosi fisicamente l'uomo avrebbe potuto conquistare l'elite delle specie animali sulla terra ma non ne avrebbe avuto la consapevolezza intrinseca, che invece ha adesso, grazie a questa massa grigia che mi permette di scrivere.
Non avendo la consapevolezza di ciò, non avrebbe neanche sentito il bisogno di ribadire ai suoi simili la necessità di preservarla istituendo leggi e invocando la presenza di divinità protettrici. Si riuscisse a capire poi che queste divinità hanno tutte una madre e un padre comune (la paura e l'ignoto), molte cose non dico cambierebbero, ma almeno io mi divertirei a vedere le reazioni...

Insomma anche stamattina ho albeggiato e non ho ancora un cazzo di lavoro...ho 5 euro in tasca però...credo che li metterò nel salvadanaio per tempi più duri...

mercoledì 17 marzo 2010

La banalità dell'ozio

Che cosa fantastica essere ancora come dei ragazzi delle superiori, che si sballano e non frega niente loro dei giudizi spassionati di certi individui fedeli al proprio sostantivo.
Questo naufragio di responsabilità inizia ad inumidirmi la faccia nelle mattine in cui mi alzo tardi e tento con acqua corrente di sciacquar via la pena di un giorno che di corsa conosce ben poco.


Paranoide spirito
sempre attivo
pueblo e tovagliette
La visione di un film che conosco
solo io
i piedi troppo grandi
per cantare
LA CARNE
La chiave
da vedere ancora
Il freddo che non voglio
ma che m'impongono
Urla e non ti sento
basso
troppo
Secondo me va cambiata la lampadina

lunedì 30 novembre 2009

Ci rimane un giro

Quando accendo la tv, quelle rare volte, ho appreso un pattern comportamentale molto efficace:
spengo il cervello.
Mi faccio sbattere in faccia tutte le puttanate e i nuovi valori in cui si dovrebbe credere per essere dei diligenti e obbedienti buoni cittadini. E' una brezza leggera che mi salva gli occhi dalla fatica e mi fa riposare in un silenzio di rumore.
Ma guai a stare attenti a quel che viene fuori dal magico tubo; può essere molto dannoso visto che il messaggio si inocula nelle arterie, inibisce i neurotrasmettitori delle sinapsi, cambia le nostre vite, il nostro modo di parlare, le cose di cui possiamo parlare e il quando.
Quella sembra essere diventata la vera realtà, anche se non è altro che un ammasso di pixel; noi siamo solamente dei ricettori e dei contribuenti che non fanno altro che alimentare questo sistema di paralisi e di stupro mentale legalizzato...
Io personalmente esco da tutto ciò...

suono...

domenica 29 novembre 2009

Paralisi Anemica

Quando mi guardi sto fermo a evitare di pensare, a cercare di ridurre al minimo le funzioni vitali, in attesa di una tua tregua.
Un morso può stordire per giorni e giorni, ma tre punti possono farti stare appeso in aria per le palle.
Krescerò a furia di sputi

martedì 17 novembre 2009

Dimenticanza involontaria

Si bruciano le tappe di un percorso che nemmeno mi rendo conto di fare.
Gli eventi che si susseguono non mi danno la facoltà di entrarvi, di modificarli.
Sento l'inevitabile decadenza delle mie cellule e delle connessioni sinaptiche.
La memoria che un tempo era la fonte inestinguibile dei nostri nonni, ora è sempre più debole, inutile oserei dire, sostituita dalla tecnologia, che va bene ci aiuta, ci supporta, ci rende la vita più sicura, tranquilla e magari anche più divertente, ma al tempo stesso ci rende handicappati nelle facoltà che dovrebbero essere costitutive del nostro essere.
Prendiamo per esempio il cellulare, che è stato definito ultimamente l'invenzione più grande del nuovo millennio (apparte che è stato inventato nel 73, e negli anni 80 costava più o meno 4000 dollari).
Il semplice fatto che i numeri lì sono registrati in rubrica in base al nominativo ci risparmia la "fatica" di ricordare a memoria quella decina di numeri importanti che di solito chiamiamo. Alla fine è una cazzata questa, ma, essendo il nostro cervellino uno strumento alla stregua di un muscolo che se non si tiene in allenamento si atrofizza, potete rendervi conto della pena a vedere questo comportamento. E poi lasciamo stare le centinaia di numeri completamente inutili che teniamo in rubrica senza utilizzarli mai, se non per una volta... Serve a far numero, niente di più.
Poi come non ricordare la possibilità di annotarsi degli appuntamenti, degli eventi o qualsiasi compito da fare nel beneamato telefonino. Anche quello ci spompa a lungo andare... Essendo sicuri che c'è il cellulare che ci avviserà, prima o poi, che c'è da fare qualcosa di importante, fino a quel momento particolare, ce ne stiamo tranquilli e senza pensieri. Poi arriva la sveglia e ci attiviamo improvvisamente. E rimaniamo spiazzati, non ci sappiamo organizzare al meglio perchè non ci abbiamo pensato fino a quel momento in cui ha suonato la sveglia...

beh potrei incazzarmi a non finire sul cellulare: a 14 anni non lo volevo e tuttora non mi piace... lo getterei nel mare se avessi il coraggio. Vedere persone che si chiamano 45 volte per decidere in che cazzo di posto ritrovarsi è sconsolante (e raramente ci riescono lo stesso).

Io rivoglio le schede telefoniche per il telefono pubblico e devono essere GRATIS!!!

mercoledì 4 novembre 2009

e anche stanotte non prendo sonno.
Va da sè che domattina a lezione c'andrò con il solito accademico ritardo che raramente mi viene rinfacciato da qualcuno.
Sono sempre qui, immobile, come la pioggia di oggi pomeriggio, senza interruzioni da sembrare un flusso di luce.
Comincio anche ad avere sempre meno voglia di uscire per esternare, anche perchè cosa esterno se il tempo che dedico a me stesso è così poco? Il non avere spazi assolutamente indipendenti fino a qualche anno fa non mi creava grossi problemi, adesso devo fare i conti con la mia incapacità di concentrazione attiva, con le fluttuazioni del pensiero che non segue nessuno e poi rimane indietro e allora, a quel punto, segue per non restare fuori.
A volte credo davvero di vivere in una bolla d'isolamento, come il piccolo David Vetter, nato e cresciuto in una bolla di plastica priva di germi.




Qui il link se volete leggere la storia di questo bimbo-oggetto, tormentato da visitatori bavosi e da sogni terribili dominati dalla figura del "re dei germi".

David Vetter Story